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Vassalli sbarca a Miami

What’s ciupèta»? Il pane ferrarese, bontà sconosciuta oltreoceano, prepara la valigia (ma non quella di cartone) e si appresta a emigrare negli States. È iniziato il conto alla rovescia per l’apertura – a Miami Beach, Florida – di “Via Emilia, il ristomarket con radici ferraresi, modenesi e bolognesi che inaugura sabato 30 agosto alle cinque del pomeriggio (23 ora italiana). Il punto di forza, un menù di piatti della tradizione emiliana, tutti rigorosamente accompagnati dal pane ferrarese, tipo “ciupèta, prodotto dalla Vassalli Bakery di via Veneziani. Un’avventura nata da una felice contaminazione tra amicizia e lavoro, relax vacanziero e spirito imprenditoriale sempre desto. «Sono un appassionato di sci nautico e da vent’anni vado in Florida per praticare questo sport – spiega Raffaele Vassalli, che insieme al socio Marco Ferri rappresenta la “costola” ferrarese del ristomarket – Durante l’ultimo soggiorno, a maggio, ho incontrato a Miami Francesco Prandini (modenese trapiantato a Miami con la moglie Laura Georgeo, nata a Castelnuovo ma con padre newyorkese, ndr) e Giancarlo “Wendy” Cacciatori, ristoratore di San Matteo Della Decima, che conosco da tempo». Impossibile, in quella culla del turismo danaroso ed esigente, tenere a freno l’istinto del pioniere. «Così ho cominciato a lasciare la moglie in spiaggia e a cercare insieme a Prandini e Cacciatori il posto che poteva fare al caso nostro». Lo hanno trovato al 1120 della Quindicesima Strada di Miami Beach: è lì che sorgerà “Via Emilia” con la missione di conquistare i palati locali a colpi di tigelle, tortellini (“chiusi a mano”), lasagne, passatelli, salame del contadino (da servire intero con tagliere e coltello), tenerina al cioccolato e, naturalmente, il pane ferrarese. Un settore di mercato ancora vergine, negli Stati Uniti. «Nessuno ha ancora pensato di esportare il nostro pane in America – continua Vassalli – Quando, nel 2000, partimmo con la scommessa del “pane ferrarese nel mondo” la gente rideva, beh, adesso ridono un po’ meno». Il pane, con la tradizionale forma della ciupèta sarà prodotto a Ferrara nello stabilimento di via Veneziani e poi inviato oltreoceano, precotto e congelato, via nave o aereo a meno 18 gradi. Del resto, tutti gli alimenti che compongono il menù del ristomarket saranno rigorosamente made in Italy, pur riforniti da grossisti locali: «In vista dell’apertura del locale – continua Vassalli – “Wendy” Cacciatori ha macinato 300 chilometri per fare incetta di mortadella e altri salumi». Non si creda però che la distanza tra lo stabilimento di via Veneziani – Ferrara, e il ristomarket “Via Emilia” di Miami – Florida, limiti il contributo estense alla “semplice” fornitura di pane. Quelle da maggio a oggi sono state giornate frenetiche, dense di telefonate sul filo del fuso orario durante le quali i soci ferraresi sono stati in continuo contatto con i colleghi “americani” per fornire contributi di idee: dal “look” del locale (che si avvale della preziosa collaborazione di Luca Bornoffi con originali creazioni di design) alla sua “mission”. «Via Emilia dovrà prima di tutto trovare un’identità», sottolineano Vassalli e Ferri. Due le premesse da cui partire: gli americani cucinano pochissimo; Miami è uno dei regni del turismo internazionale, una clientela con grandi mezzi, curiosa del nuovo e consapevole. Da qui le quattro anime di “Via Emilia”: ristorante con 50 coperti, delivery (consegna a domicilio) e take away (il cliente ritira l’ordinazione e se la porta a casa) e negozio. La cucina sarà a vista, con il cuoco in vetrina intento a impastare la pasta sull’asse, riempire e chiudere i tortellini in diretta, a beneficio dei customers. In aggiunta, Via Emilia sarà anche market, con la possibilità di acquistare i prodotti freschi. Non solo: «Per i primi tre mesi serviremo anche le colazioni: cornetti, caffè, cappuccini. Sarà una fase di grande sperimentazione». Si sa che la capacità di adattamento ha fatto la fortuna dei nostri emigrati, e il segreto è lo stesso anche per i pionieri di ultima generazione. «Se è più semplice aprire un’attività in America? – riflette Vassalli – Di sicuro c’è meno burocrazia. Si tratta perlopiù di sapersi adeguare ai loro ritmi, alla loro mentalità. Compiuto questo scatto, poi si vola». Il passo successivo, si augurano Vassalli e Ferri, sarà diffondere il pane ferrarese nel Nuovo Mondo. «Quello che spero di ottenere è che la gente si chieda: “Dove posso trovare questo tipo di pane?”». Da lì a candidarsi al ruolo di fornitori per altri ristoranti e locali oltreoceano, il passo è breve, anzi brevissimo. Per ora, comunque, l’attenzione è puntata sull’orizzonte più vicino, il 30 agosto. I preparativi continuano frenetici e senza sosta perché tutto sia pronto per la data dell’inaugurazione. Era importante non mancare all’appuntamento dell’ultimo week di agosto, perché è il momento dell’apertura della “caccia” al regalo natalizio con conseguente prenotazione di ceste alimentari: prosciutto, tenerina e ciupète, that’s amore!

 

pubblicato il  16 giugno 2015

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